lunedì 9 dicembre 2019

MarkMonitor: brand soffrono conseguenze indesiderate dopo GDPR


Quasi sei marketer su 10 (58%) affermano che il GDPR ha avuto un forte impatto sul loro approccio alla gestione dei domini e alla loro sicurezza, e quasi un terzo (31%) afferma lo stesso per quanto riguarda la Brexit. Questo è ciò che emerge dal report internazionale pubblicizzato da MarkMonitor, società di Clarivate Analytics specializzata nella protezione del brand. Dall’entrata in vigore del GDPR il 28% dei brand ha dovuto richiedere l’assistenza di consulenza esterna per rendere conforme alla normativa le proprie strategie, il 20 percento non è ancora sicuro di quale sarà l’impatto sul proprio business e il 18% ha affermato di trovare ancora più difficoltà nel combattere le violazioni.

Al contrario, la Brexit non ha avuto un impatto così forte come il GDPR. Il 61% degli intervistati ha infatti dichiarato che la Brexit non ha avuto alcun impatto sulla propria strategia di dominio, mentre il 25% ha dichiarato di rivalutare la propria strategia .eu. Questo dato è inaspettato, dal momento che EURid, gestore del registro del dominio di primo livello .eu, ha informato le aziende del Regno Unito che, nel caso di un No deal Brexit (nessun accordo*), non potranno più registrare nuovi domini .EU o rinnovare quelli già esistenti. In questo contesto, il 38% degli intervistati ha affermato che l'aumento delle minacce informatiche ha cambiato o sta modificando la propria strategia di dominio. Questa cifra evidenzia la crescente importanza della sicurezza, poiché il 18% dei marketer sostiene di aver subito un attacco informatico diretto al proprio dominio. 

In questo scenario resta come priorità assoluta nella gestione dei domini la massimizzazione del traffico mentre la sicurezza si colloca al secondo posto. Allo stesso modo, il 62% dei marketer afferma che la motivazione principale alla base della propria strategia di registrazione di un dominio è il lancio di nuovi prodotti e servizi, e solo il 23% afferma di effettuare registrazioni allo scopo di attenuare l’abuso del brand. “Lo spazio dei domini sta evolvendo costantemente, influenzato dal mutevole panorama delle minacce informatiche, dagli sviluppi politici e normativi e dall’introduzione di nuovi domini, come i domini generici di primo livello (gTLD) o le estensioni del brand. Pertanto, è essenziale che i brand si concentrino sulla protezione e sulla gestione del proprio portafoglio di domini”, afferma Chrissie Jamieson, VP marketing di MarkMonitor.


“I risultati della ricerca mostrano che i brand, e i marketer in particolare, sono consapevoli dell’importanza di questi fattori e di come possano influenzare la gestione dei domini, nonostante qualche incongruenza nel modo in cui questa viene effettuata”, ha aggiunto Jamieson. È stato chiesto ai marketer quale tipo di approccio stiano utilizzando per la gestione dei domini; molti di loro affermano che la propria organizzazione si stia muovendo a compartimenti stagni ammettendo che la responsabilità è affidata a un solo dipartimento, e di come in alcuni casi, la responsabilità ricada su di un solo dipendente. Il 27 percento dei marketer afferma che è il loro dipartimento ad essere responsabile della gestione dei domini, seguito dall’IT (27%) e dalle operazioni (12%). Solo il 22 percento dei brand conferma l’approccio combinato utilizzato dalla propria azienda.

Jamieson ha concluso: “I domini costituiscono il nucleo centrale dell'identità del brand, per questo le implicazioni di un attacco di dominio possono essere catastrofiche. Di conseguenza, la gestione e la sicurezza dei domini è fondamentale e dovrebbe essere un focus collaborativo in tutta l'azienda. Inoltre, la gestione dei domini dovrebbe costituire la base della protezione del brand online”. La ricerca è stata commissionata da MarkMonitor e condotta dalla società di ricerca indipendente Vitreous World. Il campione è composto da 700 decision maker nei settori marketing legale e IT provenienti da Italia, Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito. Le interviste sono state condotte online nell’aprile 2019. Per scaricare il report completo cliccare qui. Clarivate Analytics è leader globale nel fornire approfondimenti e analisi affidabili per accelerare il ritmo dell’innovazione.

[*] Alla luce delle difficoltà associate al processo di uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito e alla direzione del governo britannico, sussiste il rischio che la Gran Bretagna lasci l’UE il 31 gennaio 2020 senza l’approvazione dell'accordo di recesso (“No­ deal Brexit”). Se il Regno Unito lascia senza che venga approvato l’accordo di recesso, il paese diventerà, in termini formali e pratici, un paese terzo rispetto all’UE. Un ritiro senza accordo significa che non vi sarà alcun periodo di transizione e pertanto il diritto dell’UE cesserà di essere applicato nel Regno Unito. In tal caso, gli scambi con il Regno Unito saranno regolati sulla base dei principi e delle norme internazionali applicabili dell’OMC, ad esempio. Un ritiro senza trattativa da parte dell’UK avrebbe anche un impatto su molte altre aree, quadri normativi, ecc., incidendo sulle condizioni di negoziazione.


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