sabato 15 giugno 2019

Studio Ibm: oltre il 50% delle aziende non testa piani di cybersecurity


IBM Security ha annunciato i risultati di uno studio globale che esplora la preparazione delle aziende in relazione alla loro capacità di resistere e ripristinare l’operatività in seguito a un attacco cyber. Lo studio, condotto dal Ponemon Institute e sponsorizzato da IBM Resilient, ha evidenziato che un’ampia maggioranza delle organizzazioni intervistate è ancora impreparata a reagire efficacemente a un incidente di cyber security, con il 77% che afferma di non avere un piano di risposta agli incidenti di cybersecurity applicato in maniera consistente in tutta l’azienda. Per la prima volta, lo studio di quest’anno ha misurato l’impatto dell’automazione sulla resilienza informatica.

Mentre gli studi mostrano che le compagnie in grado di rispondere in modo rapido ed efficace, contenendo un cyber attacco in 30 giorni, risparmiano in media oltre 1 milione di dollari sul costo totale di un data breach,[1] la mancanza di piani di risposta a incidenti di cyber security è rimasta costante nell’arco dei quattro anni su cui si è protratto lo studio. Delle aziende che hanno invece un piano in essere, più della metà (54%) non li testa regolarmente, trovandosi meno preparate a gestire efficacemente i complessi processi e la coordinazione necessari qualora vi sia un attacco. La prolungata difficoltà che i team di cybersecurity stanno affrontando nell’implementazione di piani di risposta a incidenti di cyber security ha impattato la conformità delle imprese alla General Data Protection Regulation (GDPR). 

Quasi metà degli intervistati (46%) afferma che la propria azienda deve ancora arrivare a una totale ottemperanza del GDPR, persino a un anno dall’anniversario dell’entrata in vigore della legge. “Non pianificare è un piano per fallire rispetto alla necessità di rispondere a un incidente di cybersecurity. I piani di risposta agli incidenti devono essere testati regolarmente e necessitano il pieno supporto del board per investire nelle persone, nei processi e nelle tecnologie necessarie al mantenimento di tale programma,” afferma Ted Julian, VP del Product Management e Co-Founder di IBM Resilient. “Quando una pianificazione adeguata è affiancata da investimenti nell’automazione, vediamo aziende in grado di risparmiare milioni di dollari durante un attacco”, aggiunge. Altri punti emersi dallo studio sono:

Page 6, Ponemon Institute Research Report, Fourth Annual Study on the Cyber Resilient Organization

• l’automazione nella risposta è ancora un’area emergente – meno di un quarto degli intervistati dice che la propria azienda usa in modo significativo tecnologie di automazione come identity management e autenticazione, piattaforme di risposta agli incidenti, strumenti gestione delle informazioni e degli eventi di security (SIEM) all’interno del proprio processo di response; • le competenze sono ancora una criticità – solo il 30% degli intervistati riporta che il personale dedicato alla cyber security è sufficiente per ottenere un alto livello di resilienza informatica; • privacy e cybersecurity sono molto legate – il 62% degli intervistati ha indicato che allineare i ruoli di privacy e cybersecurity è essenziale o molto importante per ottenere resilienza informatica all’interno delle proprie aziende. L’automazione è un’area emergente. 

Nel contesto della ricerca, con automazione si intendono quelle tecnologie di sicurezza che permettono di aumentare o sostituire l’intervento umano nell’identificazione e contenimento di cyber exploit o breach. Queste tecnologie si basano su intelligenza artificiale, machine learning, analytics e orchestrazione. Quando è stato chiesto se le proprie aziende facessero uso dell’automazione, solo il 23% ha risposto indicando un uso significativo, mentre il 77% ha detto che ne fa un uso moderato, insignificante o nessuno. Le aziende con uso estensivo dell’automazione stimano la propria abilità a prevenire (69% vs 53%), rilevare (76% vs 53%), rispondere (68% vs 53%) e contenere (74% vs 49%) più alta del campione totale di rispondenti. Lo skill gap nella cyber security sta ulteriormente indebolendo la resilienza informatica.

Quasi la metà dei partecipanti (48%) ha ammesso che le proprie aziende ricorrono a troppi strumenti e soluzioni per la sicurezza, causando una maggiore complessità e riducendo la visione d’insieme sui sistemi di sicurezza.  Le aziende stanno finalmente riconoscendo che la collaborazione tra privacy e sicurezza informatica migliora la resilienza digitale, con il 62% che ritengono essenziale l’allineamento dei rispettivi team. La maggior parte degli intervistati crede che il ruolo della privacy stia diventato sempre più importante, specialmente con l’emergere di nuove leggi come il GDPR o il CCPA, e stanno dando priorità alla protezione dei dati nelle decisioni d’acquisto per l’IT.  Lo Studio The 2019 Study on the Cyber Resilient Organization è disponibile per il download. [1] Source: IBM/Ponemon Institute Cost of a Data Breach Study




Via: Ibm Newsroom

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