sabato 23 marzo 2019

Ue, multa a Google da 1,49 miliardi per advertising: cambia Android


La Commissione europea ha inflitto a Google un'ammenda pari a 1,49 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust dell'UE. Google ha abusato della propria posizione dominante sul mercato imponendo una serie di clausole restrittive nei contratti con siti web di terzi che hanno impedito ai concorrenti di Google di inserire su tali siti le proprie pubblicità collegate alle ricerche. È la terza multa della Commissione Ue a Google. La decisione odierna è indirizzata a Google LLC (in precedenza Google Inc.) e ad Alphabet Inc., società madre di Google. L'indagine della Commissione sulla condotta oggetto della presente decisione è iniziata nel quadro della più ampia indagine su Google Search.

"Oggi la Commissione ha inflitto a Google un'ammenda pari a 1,49 miliardi di € per abuso della propria posizione dominante sul mercato dell'intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca - ha dichiarato Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza -. "Google ha consolidato la propria posizione dominante nella pubblicità collegata alle ricerche online, mettendosi al riparo dalla pressione della concorrenza con l'imposizione di restrizioni contrattuali anticoncorrenziali ai siti web di terzi "Si tratta di pratiche illegali ai sensi delle norme antitrust dell'UE. Tale condotta illegale - ha aggiunto la Commissaria - si è protratta per oltre 10 anni, negando ad altre società la possibilità di competere sulla base dei meriti e di innovare e ai consumatori di godere dei vantaggi della concorrenza", ha aggiunto.


I siti web dei quotidiani, i blog o gli aggregatori di siti di viaggio sono spesso dotati di una funzione di ricerca. Quando un utente effettua una ricerca utilizzando questa funzione, insieme ai risultati della ricerca, il sito web propone annunci pubblicitari collegati alla ricerca. Attraverso AdSense for Search, Google fornisce queste pubblicità ai proprietari dei siti "publisher" (editori, ndr). Google agisce da intermediario, ovverosia come un "advertising intermediary", tra inserzionisti e proprietari di siti web che vogliono trarre profitto dallo spazio intorno alle pagine dei risultati della ricerca. AdSense for Search funziona quindi come una piattaforma di intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca. La Commissione spiega che è stato di gran lunga l'attore più potente in questo settore, con una quota di mercato superiore al 70%.

I concorrenti come Microsoft e Yahoo non possono vendere spazi pubblicitari sulle pagine dei risultati di Google, per questo i siti di terzi sono per loro un'importante possibilità allo sviluppo della propria attività. La Commissione ha quindi esaminato diverse centinaia di accordi individuali tra Google e siti web, concludendo che a partire dal 2006 ha inserito clausole di esclusività nei suoi contratti: gli editori non erano autorizzati a pubblicare annunci di concorrenti sulle loro pagine dei risultati di ricerca. A partire dal marzo 2009 Google ha gradualmente iniziato a sostituire le clausole di esclusiva con le cosiddette clausole di "posizionamento premium", che imponevano ai publisher di riservare lo spazio più redditizio sulle pagine dei risultati di ricerca agli annunci di Google e di prevedere un numero minimo di annunci di Google.

Inoltre, da marzo 2009, Google ha anche incluso clausole che impongono ai siti di ottenere un permesso scritto di Google prima di poter cambiare il modo in cui gli annunci pubblicitari concorrenti vengono visualizzati. Le pratiche di Google hanno interessato oltre la metà del mercato in termini di fatturato per la maggior parte del periodo indicato. I rivali di Google non avevano la possibilità di competere sulla base dei meriti o perché vi era un divieto assoluto che impediva loro di comparire sui siti dei publisher o perché Google aveva riservato per sé i migliori spazi commerciali su tali siti web, controllando al contempo come dovessero apparire i messaggi pubblicitari collegati alle ricerche dei concorrenti. L'ammenda di 1.494.459.000 € (1,29 % del fatturato di Google nel 2018) tiene conto della durata e della gravità dell'infrazione.


Google ha messo fine alle pratiche illegali alcuni mesi dopo che la Commissione aveva emesso, nel luglio 2016, una comunicazione degli addebiti riguardante il caso. "Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione. Nei prossimi mesi, introdurremo ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei nostri concorrenti in Europa. Siamo sempre stati d'accordo sul fatto che mercati sani e prosperi siano nell'interesse di tutti": così Kent Walker, SVP Global Affairs di Google, commenta la multa della Commissione Europea per AdSense. Un'altra innovazione riguarda Android: Google presto inizierà a chiedere agli utenti in Europa quale browser e motore di ricerca vogliono utilizzare sul dispositivo, per dare maggiore risalto alle alternative esistenti.

Non è la prima volta che la Commissione Europea punisce Google per le proprie azioni commerciali. Nel giugno 2017 la Commissione ha inflitto a Google un'ammenda di 2,42 miliardi di euro per aver abusato della sua posizione dominante come motore di ricerca conferendo un vantaggio illegale al proprio servizio di acquisti comparativi. Nel luglio 2018 la Commissione ha comminato a Google un'ammenda di 4,34 miliardi di euro per pratiche illegali riguardanti i dispositivi mobili Android volte a rafforzare la posizione dominante del motore di ricerca di Google. Dopo la decisione della Commissione, il gruppo di Mountain View ha modificato il modello di licenza per le app Google che realizza per l'utilizzo sui telefoni Android, creando nuove licenze separate per Google Play Store, il browser Google Chrome e per la Ricerca Google.




Via: ANSA

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