sabato 29 agosto 2015

Google respinge le accuse dell'antitrust Ue: infondate e non corrette


Google risponde alle accuse della Commissione Ue sul servizio Google Shopping che sono oggetto di un'indagine dallo scorso aprile. Secondo l'azienda di Mountain View, le accuse del commissario alla concorrenza Ue Margrethe Vestager non tengono neanche in considerazione l'ascesa di gruppi come il sito di e-commerce Amazon e quello delle aste online eBay. Google definisce "infondati e non corretti" i rilievi e le accuse dell'Antitrust Ue secondo cui la società Usa avrebbe abusato del suo potere dominante in Europa. Lo spiega sul suo blog il general counsel di Google, Kent Walker, secondo il quale "migliorare la qualità non è anticoncorrenziale".

Secondo Kent le conclusioni preliminari dello statement of objection (SO) presentato da Bruxelles, un documento di oltre 100 pagine che accusa Google di distorcere i risultati del suo motore di ricerca per favorire i suoi servizi commerciali, "sono sbagliate di fatto e da un punto di vista legale ed economico. "La risposta che abbiamo inviato oggi - si legge nella risposta inviata dall'azienda Usa alla Ue - mostra che noi riteniamo queste accuse non corrette. Crediamo che le conclusioni preliminari della comunicazione della Commissione Europea siano errate da un punto di vista dei fatti, legale ed economico".

"Siamo pronti e disponibili a discutere la nostra risposta e le prove a sostegno con la Commissione, nell'interesse di promuovere possibilità scelta per gli utenti e libera concorrenza. Google si è sempre impegnata per migliorare i propri servizi, creando nuovi modi per fornire risposte migliori e mostrare annunci più utili. Abbiamo preso seriamente le questioni sollevate nella comunicazione degli addebiti della Commissione Europea, secondo cui le nostre innovazioni sarebbero anticoncorrenziali. La risposta che abbiamo depositato oggi spiega perchè crediamo che tali affermazioni non siano corrette e perchè crediamo che Google crei più opportunità di scelta per i consumatori europei e offra opportunità preziose a imprese di ogni dimensione".

"La comunicazione della Commissione Europea sostiene che, mostrando gli annunci a pagamento dei commercianti (e, in passato, gruppi specializzati di risultati di ricerca organica), Google devii il traffico da altri servizi di shopping comparativo. Ma la comunicazione - si legge ancora nella nota di Google - non supporta tale affermazione, non tiene in considerazione i significativi vantaggi per consumatori e inserzionisti e non indica una chiara base giuridica per collegare tali affermazioni alla soluzione proposta. La nostra risposta fornisce prove e dati che dimostrano l'infondatezza delle questioni sollevate nella comunicazione".

"Abbiamo utilizzato analisi di traffico per replicare alle affermazioni secondo cui i nostri annunci e i nostri risultati organici specializzati avrebbero leso la concorrenza impedendo agli aggregatori di shopping di arrivare ai consumatori. Dati economici rilevati su un arco temporale di oltre un decennio, ampia documentazione e le dichiarazioni dei ricorrenti confermano che il settore della ricerca di prodotti online è altamente competitivo. Nella nostra risposta dimostriamo che la comunicazione non è corretta perchè non considera l'impatto di servizi di shopping online come Amazon ed eBay, che si sono ritagliati una fetta di traffico molto più grossa rispetto agli annunci di Google Shopping".

"L'universo dei servizi di shopping online ha visto un significativo aumento di traffico proveniente da Google, una diversificazione degli attori, nuovi investimenti e più scelta per i consumatori. Nell'ultimo decennio Google ha indirizzato oltre 20 miliardi di clic gratuiti verso gli aggregatori di shopping, nei paesi interessati dalla comunicazione della Commissione, con un aumento del 227% del traffico organico (il traffico totale è aumentato ancora di più). Inoltre, le modalità con cui gli utenti cercano, confrontano e acquistano prodotti stanno evolvendo rapidamente. Gli utenti che navigano da desktop e su dispositivi mobili spesso preferiscono rivolgersi a commercianti fidati con una presenza online consolidata". 

"Questi sviluppi mostrano un settore dinamico e competitivo, dove il modello di business delle aziende è in continua evoluzione e i mercati online e offline stanno convergendo. Ma il nostro argomento principale è il nostro impegno costante nei confronti della qualità: la pertinenza e l'utilità dei nostri risultati di ricerca e degli annunci che mostriamo. Nel fornire risultati a persone interessate allo shopping, sapevamo di dover andare oltre il modello dei '10 link in blu' per mantenerci al passo con aziende concorrenti e servire al meglio i nostri utenti e gli inserzionisti. Abbiamo sviluppato modi nuovi per organizzare e valutare le informazioni di prodotto e per presentarle agli utenti in formati utili nella ricerca e negli annunci". 

"Come parte di questo sforzo, nel 2012 abbiamo introdotto gli annunci Google Shopping, un nuovo formato di annuncio, in aggiunta al formato tradizionale. Non crediamo che questo formato sia anticoncorrenziale. Al contrario, mostrare annunci basandosi sui dati strutturati forniti dai commercianti migliora chiaramente la qualità degli annunci e rende più semplice per i consumatori trovare ciò che stanno cercando. Mostriamo questi gruppi di annunci dove abbiamo sempre mostrato gli annunci pubblicitari: a destra e nella parte superiore della pagina, prima dei risultati di ricerca organici, e utilizziamo algoritmi speciali per massimizzare la loro rilevanza per gli utenti".

"I dati degli utenti e degli inserzionisti - si legge ancora nella risposta inviata dall'azienda Usa alla Ue - confermano l'apprezzamento per questi formati. Non si tratta di 'favorire', ma di dare ai nostri clienti e inserzionisti ciò che trovano più utile. La comunicazione della Commissione individua inoltre una soluzione peculiare e problematica, richiedendo a Google di mostrare annunci forniti e ordinati da altre aziende all'interno del nostro spazio pubblicitario. Nella nostra risposta, illustriamo che questa pratica danneggerebbe la qualità e la pertinenza dei nostri risultati".

"E in un rapporto allegato alla nostra risposta, Bo Vesterdorf, ex Presidente del Tribunale dell'Unione Europea, sottolinea perchè tale obbligo sarebbe giustificato legalmente solo nel caso in cui un'azienda abbia un obbligo di fornitura di un servizio ai suoi concorrenti, intendendo con ciò che l'azienda controlla un servizio essenziale e non disponibile altrove (come l'erogazione di gas o elettricità). Considerate però le diverse modalità con cui è possibile raggiungere i consumatori su Internet, la comunicazione della commissione non sostiene che tale situazione sia applicabile in questo caso. Il nostro motore di ricerca è progettato per fornire i risultati più pertinenti e gli annunci più utili per ogni query". 

"Utenti e inserzionisti beneficiano di questo servizio, quando funziona bene. E lo stesso vale per Google. E' nel nostro interesse fornire risultati di alta qualità e annunci che conducano le persone a ciò che stanno cercando. Più pertinenti sono gli annunci, meglio collegano potenziali acquirenti a potenziali venditori, generando così più vantaggi per tutti. Durante i quasi 17 anni di storia di Google, i nostri ingegneri hanno sviluppato approcci innovativi alla ricerca e agli annunci, vantaggiosi sia per gli utenti sia per gli inserzionisti. In questo video, i nostri ingegneri spiegano come si sono evoluti i nostri servizi per dare alle persone risultati e annunci migliori. Siamo orgogliosi del loro lavoro e felici di raccontare la loro storia".



Via: AGI

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