martedì 27 gennaio 2015

Antitrust: multa 5 mln a gestori Tlc per servizi premium mai richiesti


L’Antistrust ha comminato sanzioni ai principali operatori del settore delle comunicazioni mobili, quali Telecom, Wind, Vodafone e H3G, per pratiche commerciali scorrette. L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha irrogato ai principali operatori del settore delle comunicazioni mobili (Telecom, Wind, Vodafone e H3G) una sanzione pari a 1.750.000 euro ciascuno per Telecom e H3G e a 800.000 euro ciascuno per Wind e Vodafone, per aver adottato pratiche commerciali scorrette nell’ambito della commercializzazione dei servizi premium utilizzati via Internet da terminale mobile.

Inoltre, rende noto l’Antitrust, nei confronti di H3G, in ragione dei rilevanti effetti delle condotte attuate, è stata disposta anche la pubblicazione di un estratto del provvedimento. Nel corso del 2014, l’Agcm ha ricevuto numerosissime segnalazioni con le quali associazioni di consumatori e utenti di telefonia mobile denunciavano la fornitura non richiesta, e il relativo addebito da parte del proprio operatore sul credito telefonico della sim, di servizi a sovrapprezzo (i cosiddetti servizi premium, quali giochi e video) accessibili durante la navigazione in mobilità mediante banner, pop up e landing page. 

Anche sulla base di quanto emerso nel corso delle ispezioni eseguite con l’assistenza della Guardia di Finanza (Gruppo Antitrust – Nucleo speciale Tutela mercati), l’Autorità ha accertato che i quattro operatori hanno attuato una pratica commerciale scorretta riconducibile a due condotte: da un lato, l’omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l’esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l’utente che voglia giovarsene di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco; 

Dall’altro, scrive l'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (http://www.agcm.it/), l’adozione da parte dell’operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo,  consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore. 

Nei confronti delle società H3G e Tim la pratica si è articolata in un’ulteriore condotta consistente nella diffusione di messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l’accesso e l’attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un'espressa manifestazione di volontà da parte dell'utente. Secondo l’Antitrust, la responsabilità delle quattro aziende discende - oltre che direttamente dall’adozione di tali condotte - anche da altri fattori: gli operatori traggono infatti uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, in quanto condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale. 

E inoltre, si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili. Ai sensi del Codice del Consumo, l’Agcm ha giudicato questa pratica contraria alla diligenza professionale e idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore. La stessa Autorità ne ha vietato perciò la diffusione o continuazione, oltre a irrogare le sanzioni, stabilendo che gli operatori comunichino entro 60 giorni le iniziative assunte per ottemperare alla diffida, conclude la nota.

Dopo la multa di 5 milioni di euro inflitta dall’Antitrust agli operatori telefonici (1,75 milioni di euro ciascuno per Telecom e H3G e 800.000 euro ciascuno per Wind e Vodafone) per i servizi premium attivati sui telefonini degli utenti, il Codacons affila le armi per far ottenere ai consumatori incappati nel raggiro la restituzione dei soldi pagati. La vicenda nasce proprio da una denuncia del Codacons presentata nei mesi scorsi all’Antitrust che, accogliendo in pieno le richieste dell’associazione, ha inflitto una maxi-multa agli operatori telefonici, ritenendo una pratica scorretta l’attivazione di servizi a pagamento all’insaputa dei clienti, mediante lo sfioramento di banner pubblicitari sugli schermi degli smartphone.

Appurata l’illegittimità di tale prassi, spiega una nota del Codacons, ora si apre la strada per una valanga di richieste di rimborso da parte di quegli utenti che, a causa dei servizi premium, si sono visti addebitare somme sul proprio conto telefonico o scalare credito dalla scheda ricaricabile. Proprio per tutelare gli interessi dei consumatori, il Codacons ha pubblicato sul proprio sito www.codacons.it un modulo attraverso il quale gli utenti possono chiedere la restituzione del maltolto, diffidando il proprio gestore telefonico a rimborsare le somme pagate a titolo di servizi premium. A commentare ai microfoni di OipaMagazineTV la sanzione irrogata ai principali operatori di Tlc l’avvocato di Codacons, Valeria Graziussi.

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