domenica 5 ottobre 2014

Salute: è italiano il vaccino anti ebola, l'Oms chiede 1 milione di dosi


Sono nate e si sono sviluppate a Napoli, nei laboratori del Ceinge (Centro di Ingegneria Genetica), le ricerche della italiana Okairos che ha sviluppato il brevetto per il vaccino contro l’Ebola, di recente approvato dalla Fda per trials clinici nell’uomo. Lo si apprende da Franco Salvatore, fondatore e presidente del Ceinge, che sottolinea come “spesso, erroneamente, in Italia si pensa che investire sulla ricerca sia un investimento a perdere e invece la ricerca – a, se ben fatta, puo’ essere il vero volano dello sviluppo economico”.

La Okairos, acquisita lo scorso anno per 250 milioni di euro dalla multinazionale GlaxoSmithKline (Gsk), entro dicembre consegnera’ circa diecimila dosi di vaccino all’Organizzazione Mondiale per la Sanita’ (Oms). La Gsk, inoltre, sta trattando con l’Oms per la fornitura, nel 2015, di un milione di dosi del vaccino che, al momento, appare come l’unico disponibile. Il valore della fornitura e il nome ufficiale non vengono diffusi, ma quello che colpisce è la velocità con la quale si sta puntando sul vaccino "italiano". 

"In pochi giorni dalla richiesta la Food and Drug Administration americana ha dato il via libera alla sperimentazione su volontari umani, che è già in corso anche nelle zone colpite, dopo che ha funzionato al 100% sulle scimmie in laboratorio", spiega Piero Di Lorenzo, presidente dell'Irbm Science Park di Pomezia., che con Okairos ha fondato una joint venture per lo sviluppo e la produzione del vaccino, che verrà tutto dai laboratori italiani. Un intervento veloce dopo la scoperta del primo caso negli Usa, dove è scattata la psicosi

Okairos e’ stata fondata ed e’ guidata dal biologo molecolare Riccardo Cortese, napoletano, che lascio’ lavori sicuri per seguire la sua idea: sviluppare vaccini non da frammenti ma dall’intero virus, “inserito” in un adenovirus. Okairos e’ nata nel 2007 da una costola di Merck Sharp & Dohme, una delle aziende farmaceutiche piu’ importanti del mondo, e per cinque anni, quando forse il virus dell’Ebola era noto solo a pochi addetti ai lavori, ha sviluppato la ricerca sul vaccino in due laboratori all’interno del Ceinge. 

L’azienda scelse proprio Ebola per portare avanti le sue sperimentazioni perché, già al tempo, era considerato l’agente più pericoloso e nocivo. Il vaccino italiano è diverso per natura dallo Zmapp, il siero anti Ebola prodotto a San Diego, California. “A differenza dal prodotto statunitense che viene somministrato a chi già ha contratto la malattia, il vaccino che ho prodotto insieme al team Okairos - spiega il professor Cortese - viene dato a chi non è ancora affetto dall’Ebola, perché il nostro obiettivo è quello prevenire lo spargersi della malattia”.

E' giallo sul vaccino italiano. "Il nostro vaccino è ancora in fase di sperimentazione clinica sull'uomo - dice Riccardo Cortese, biologo molecolare e padre della ricerca - . E' testato negli Stati Uniti e, in Europa, nel Regno Unito, ma non mi risulta fondata la notizia che sia stato adottato dall'Oms e certamente non c'è stata alcuna richiesta per una fornitura di un milione di dosi. L'Oms non sceglie i vaccini, non ha questa funzione". Di vero, dunque, al momento c'è solo l'accelerazione per la produzione delle 10 dosi annunciate entro l'anno.


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