lunedì 1 settembre 2014

Salute: farmaco fa ricrescere capelli su pazienti con alopecia areata


I ricercatori presso la Columbia University Medical Center (CUMC) hanno identificato le cellule immunitarie responsabili della distruzione dei follicoli dei capelli nelle persone affette da alopecia areata, una malattia autoimmune comune che causa la perdita di capelli, e hanno testato un farmaco approvato dalla FDA che ha eliminato queste cellule immunitarie e restaurata la crescita dei capelli in un piccolo numero di pazienti. I risultati appaiono nel numero online di Nature Medicine. Nel documento i ricercatori segnalano primi risultati di uno studio clinico in corso del farmaco.

Lo studio ha prodotto la completa ricrescita dei capelli in diversi pazienti con moderata/grave alopecia areata. I dati provenienti da tre partecipanti appaiono nel documento corrente; ogni paziente ha la ricrescita totale dei capelli entro cinque mesi dall'inizio del trattamento. "Abbiamo iniziato a testare il farmaco solo in alcuni pazienti, se continuerà, ad avere successo e dimostrerà di essere sicuro, avrà un impatto positivo sulla vita delle persone affette da questa malattia", ha detto il dott. Raphael Clynes, che ha guidato la ricerca insieme ad Angela M. Christiano, professore del Dipartimento di Dermatologia e di Genetica e Sviluppo di CUMC. 

L'alopecia areata è una malattia autoimmune che causa una deturpante perdita di capelli, può manifestarsi a qualsiasi età, allo stesso modo colpisce uomini e donne. La perdita di capelli spesso lascia chiazze sul cuoio capelluto, in alcuni pazienti provoca anche la perdita di peli sul viso e del corpo. Non ci sono trattamenti conosciuti che possono ripristinare completamente i capelli, i pazienti possono andare incontro a rilevante stress psicologico e sofferenza emotiva.

Gli scienziati sanno da decenni che la perdita di capelli in alopecia areata si verifica quando le cellule del sistema immunitario circondano e attaccano la base del follicolo pilifero, causando la caduta di capelli o farli entrare in uno stato dormiente. Fino ad ora, il tipo specifico di cellula responsabile dell'attacco era stato un mistero. Un importante indizio è stato scoperto quattro anni fa nello studio genetico della ricercatrice Angela M. Christiano condotto su più di mille pazienti con la malattia. 

Questo studio ha suggerito che un "segnale di pericolo" nei follicoli dei capelli dei pazienti non precedentemente collegato all'alopecia areata, attrae le cellule immunitarie al follicolo e provoca l'attacco. Il documento attuale descrive come un gruppo di topi con la malattia, in precedenza studiato e poi tracciato a ritroso dal segnale di pericolo per identificare la serie specifica di cellule T responsabili  dell'attacco ai follicoli dei capelli. 

Ulteriori indagini su cellule di topo e cellule di pazienti hanno rilevato come le cellule T siano incaricate di attaccare i follicoli e identificato alcuni importanti percorsi immunitari che potrebbero essere bersaglio di una nuova classe di farmaci, noti come inibitori JAK. Ruxolitinib e Tofacitinib due inibitori JAK approvati dalla FDA testati separatamente dai ricercatori, sono stati in grado di bloccare queste vie immunitarie e fermare l'attacco sui follicoli dei capelli. Nei topi con una vasta perdita di peli a causa della malattia, entrambi i farmaci entro 12 settimane hanno completamente restaurato i peli degli animali. 

L'effetto di ogni farmaco è persistito per diversi mesi dopo l'interruzione del trattamento. Insieme al dott. Julian Mackay-Wiggan, direttore dell'Unità di Ricerca Clinica presso il Dipartimento di Dermatologia del CUMC, i ricercatori hanno rapidamente avviato uno piccolo trial clinico open-label con il ruxolitinib - che è approvato dalla FDA per il trattamento di pazienti con disturbi del sangue - con moderata/grave alopecia areata (con oltre il 30 percento di perdita dei capelli).  

In tre dei primi partecipanti del trial, il ruxolitinib ha completamente restituito la crescita dei capelli entro 4-5 mesi dal trattamento di partenza, e le cellule T che avevano attaccato i folicoli erano scomparse dal cuoio capelluto. "Abbiamo ancora bisogno di fare ulteriori test per stabilire che ruxolitinib possa essere utilizzato nell'alopecia areata, ma questa è una notizia entusiasmante per i pazienti e i loro medici", ha detto il dottor Clynes. "Questa malattia è stata completamente sottostudiata, fino ad ora sono state eseguiti solo due piccoli studi clinici che valutato terapie mirate nell'alopecia areata, in gran parte a causa della mancanza di comprensione della meccanicistica sottesa". 



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