giovedì 21 novembre 2013

Astronomia, modello spiega la longevità della Grande Macchia Rossa


Uno dei misteri più affascinanti del pianeta Giove è la sua Grande macchia rossa (GRS), la grande tempesta anticiclonica (abbastanza potente da inglobare la Terra e altri due pianeti simili) che durerebbe da centinaia di anni. La Grande macchia rossa simile a un uragano sulla Terra, ruota in senso antiorario e fa una rotazione completa ogni sei giorni terrestri. Ciò che si domandano i ricercatori è proprio perché la tempesta è ancora in atto, dato che avrebbe dovuto placarsi alcuni decenni dopo il suo inizio. 

Pdram Hassanzadeh, un ricercatore di Harvard, e Philip Marcus, un professore della Berkeley, California, avrebbero sviluppato un modello per spiegare il mistero che da anni interroga la comunità scientifica, e lo presenteranno all’American Physical Society’s Division of Fluid Dynamics il prossimo 25 novembre. Molti processi creano vortici come la Macchia Rossa. Hassanzadeh ha spiegato che le turbolenze e le onde limitrofe alla Grande macchia rossa fiaccano l’energia dei suoi venti. 

Il vortice perde molta energia anche dal calore radiante e, se non bastasse, la Macchia Rossa si trova tra due forti correnti a getto che scorrono in direzioni opposte. Tutto questo non l’ha fermata nel corso dei secoli, anzi. Alcuni ricercatori credono che sono proprio questi piccoli vortici ad alimentare la grande tempesta. “Alcuni modelli computerizzati hanno dimostrato che i grandi vortici sopravvivono più a lungo se sono circondati da altri di più piccole dimensioni, anche se questo non accade così spesso da poterne trarre una teoria”, ha spiegato Marcus. 


I due ricercatori, allora, hanno sviluppato un nuovo modello per provare, sperano, la loro teoria una volta per tutte. I due esperti sostengono che è diverso dagli altri perché è a 3 dimensioni e ad altissima risoluzione e questo cambierebbe le carte in gioco. Molti modelli si concentrano solo sui venti orizzontali del vortice, dove risiede la maggior parte dell’energia. I vortici, però, hanno anche dei flussi verticali, ma questi hanno molta meno energia e, in passato, sono stati ignorati proprio per questo motivo. 

Eppure il movimento verticale si rivela la chiave per la persistenza della Grande macchia rossa. Mentre il vortice perde energia, il flusso verticale trasporta gas caldi dall’alto e gas più freddi dal basso verso il centro, ripristinando parte della sua energia perduta. È come una batteria che si rigenera. Il modello prevede anche un flusso radiale, che risucchia venti dalle correnti esterne ad alta velocità verso il centro del vortice: questo porta moltissima energia nuova nel vortice che gli consente di durare più a lungo. 

Non si sa esattamente che cosa causa il colore rossastro della Grande Macchia Rossa. La teoria più popolare, che è supportata da esperimenti di laboratorio, sostiene che il colore può essere causato da molecole complesse organiche, fosforo rosso, o altri composti solforati. Il GRS varia notevolmente in tinta, da quasi mattone a rosso pallido, salmone e bianco. Il 9 ottobre scorso, la sonda spaziale della NASA Juno ha effettuato il suo gravity assist della Terra, ricevendo così la spinta necessaria a raggiungere Giove nel 2016. 



Via: INAF
Foto: NASA

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