giovedì 30 maggio 2013

Facebook rivede gli standard per le segnalazioni dei contenuti online


Facebook si è piegato a una protesta sui contenuti che promuovono la violenza contro le donne dopo che alcuni inserzionisti hanno ritirato i propri annunci in segno di protesta. Dopo che numerosi inserzionisti hanno revocato i propri contratti pubblicitari per evitare che gli annunci finissero affiancati a messaggi offensivi pubblicati dagli utenti, Facebook ha deciso di rivedere le linee guida che il suo team operativo utilizza per valutare eventuali violazioni degli standard sui contenuti

"Recentemente vi è stata un pò di attenzione alla politica dei contenuti di Facebook. Molti diversi gruppi che storicamente hanno affrontato la discriminazione nella società, tra cui i rappresentanti di quella ebraica, musulmana, e le comunità LGBT, ci hanno raggiunto a noi in passato per aiutarci a capire la natura minacciosa di contenuti, e siamo grati per il riflessivo e costruttivo feedback che abbiamo ricevuto", scrive Marne Levine, VP delle Policy Pubbliche Globali a Facebook. 

Sulla spinta anche di una lettera aperta firmata da diversi gruppi di attiviste per chiedere la rimozione delle pagine che istigano alla violenza, il social network ha ammesso che "il sistema che identifica e rimuove contenuti inappropriati non ha funzionato in modo efficace come dovrebbe, soprattutto su questioni collegate a offese a sfondo sessuale", come i commenti misogini e le foto di donne che hanno subito violenza apparse sul sito, e in un post sul blog promette di migliorare.


Nella lettera aperta si spiega che Facebook non sta facendo abbastanza per rimuovere i messaggi che promuovono la violenza contro le donne. Con una rapida ricerca, tutti gli utenti della rete sociale potevano vedere immagini modificate di donne insieme a slogan che incoraggiavano stupri e atti violenti. Ad esempio, accanto a una donna con il volto picchiato, il testo diceva: "1/3 delle donne sono fisicamente maltrattate. 2/3 degli uomini non stanno facendo il loro lavoro".

Dopo il suicidio a gennaio di una adolescente per insulti ricevuti via Facebook, la settimana scorsa il Moige (Movimento italiano genitori) ha denunciato alla procura di Roma la società per "omesso controllo e vigilanza". Jaclyn Friedman, direttore esecutivo di Women Action e Media, ha elogiato la risposta di Facebook e ha definito la società ammirevole. "Ci auguriamo che questo sforzo si pone come una testimonianza del potere di azione della collaborazione", ha detto.

La società ha dichiarato che aggiornerà le sue politiche sul discorso di odio, aumenterà la responsabilità dei creatori di contenuti e formerà il personale per essere più sensibile alle lamentele, segnando una vittoria per gli attivisti dei diritti delle donne. L'intervento sui termini di servizio arriva perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c'è l'hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell'opportunità sociale, ma anche economico. 


Fonte: La Stampa
Via: Nbc News

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