giovedì 25 aprile 2013

Biocarburanti, dai batteri transgenici per produrre Diesel on demand


Sembra fantascienza, ma un gruppo di ricerca dell'Università di Exeter, con il supporto di Shell e Biotechnology and biological sciences research Council (Bbsrc) Industry interchange partnership grant, hanno sviluppato un metodo per far produrre ai batteri diesel su richiesta. Il risultato, pubblicato sulla rivista dell'Accademia di Scienze degli Stati uniti (Pnas), si deve a un gruppo coordinato dal britannico John Love dell'università di Exeter a Devon.Il diesel, prodotto da particolari ceppi di batteri escherichia coli, è quasi identico al gasolio convenzionale e quindi non ha bisogno di essere mescolato con i prodotti petroliferi come spesso richiesto dai biodiesel derivati da oli vegetali.

Il team di Exeter spiega che «Mentre la tecnologia deve ancora affrontare molte sfide significative per la sua commercializzazione, il diesel prodotto dai batteri di E. coli è quasi identico al gasolio convenzionale. Questo significa che non ha bisogno di essere miscelato ai prodotti petroliferi come spesso richiesto per il biodiesel derivato da oli vegetali. Questo significa anche che il diesel può essere utilizzato nelle attuali infrastrutture di rifornimento esistenti, perché motori, oleodotti e petroliere non hanno bisogno di essere modificati. I biocarburanti con queste caratteristiche vengono definiti "drop-ins"». 

John Love, che insegna bioscienze all'università di Exeter, sottolinea che «La produzione di un biocarburante commerciale che possa essere utilizzato senza la necessità di modificare i veicoli era fin dall'inizio l'obiettivo di questo progetto. Sostituire il diesel convenzionale con un biocarburante carbon neutral a livello commerciale sarebbe un enorme passo verso il raggiungimento del nostro obiettivo di una riduzione dell'80% delle emissioni di gas serra entro il 2050. La domanda globale di energia è in aumento e un combustibile che è indipendente sia dalle fluttuazioni del prezzo del petrolio a livello mondiale che dall'instabilità politica è una prospettiva sempre più attraente». 


Gli escherichia coli trasformano naturalmente gli zuccheri in grasso per realizzare le membrane cellulari. Sfruttando questo processo naturale di produzione di olio possono essere create molecole di olio combustibile sintetico. La produzione su larga scala utilizzando l'E. coli come il catalizzatore è già conosciuta nell'industria farmaceutica e, anche se il biodiesel è attualmente prodotto in piccole quantità in laboratorio, il lavoro dei ricercatori continuerà a vedere se questa può essere una strada commercialmente praticabile per produrre combustibili "drop in". 

Rob Lee, di Shell projects & technology ha detto: «Siamo orgogliosi del lavoro svolto dalla Exeter utilizzando biotecnologie avanzate per creare le specifiche molecole di idrocarburi che conosciamo e che continueranno ad essere molto richieste in futuro. Mentre la tecnologia deve ancora affrontare diversi ostacoli prima della sua commercializzazione, esplorare questo nuovo metodo di produzione di biocarburanti, insieme ad altre tecnologie intelligenti, speriamo che ci possa aiutare ad affrontare le sfide per limitare l'aumento delle emissioni di anidride carbonica, anche in risposta al fabbisogno globale in crescita di carburante per i trasporti».

Resta da vedere se il combustibile prodotto in questo modo sarà in grado di competere in termini di costi con il diesel convenzionale. Inoltre, l'energia non viene mai dal nulla, e l'energia contenuta all'interno di questo combustibile batterico è originata principalmente nel brodo degli acidi grassi in cui sono cresciuti i batteri. Come risultato, a seconda della fonte di questi acidi grassi, questo nuovo carburante potrebbe essere soggetto ad alcune delle stesse critiche mosse ai biocarburanti attualmente in produzione. Per uno, c'è la tesi secondo cui la conversione di cibo (mais, soia o altre colture) in combustibile provoca effetti a catena nel mercato alimentare globale, l'aumento della volatilità dei prezzi alimentari, come riporta uno studio delle Nazioni Unite dello scorso anno.


Fonte: Exter
Via: Smithsonianmag
Foto Credit: Marian Littlejohn

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