giovedì 30 agosto 2012

Germania/ tassa sui motori di ricerca, Google: un giorno nero per Internet


Google dovrà pagare una tassa sui contenuti che indicizza nella sua sezione di news. Il governo tedesco ha approvato un controverso progetto di legge, che prevede che i motori di ricerca paghino il diritto d'autore agli organi di informazione tedeschi in caso di visualizzazione dei loro titoli sui siti web. Una misura discussa, ma ora esecutiva. Come riporta La Repubblica, la misura è stata ampiamente criticata sulla Rete tedesca, con i Verdi e il partito dei Pirati che hanno già annunciato la loro opposizione.

Google ha immediatamente commentato dicendo che in Germania "è un giorno nero per la Rete. Questo intervento nel mondo di Internet è senza precedenti. Ciò significa minor numero di informazioni, costi più alti e massiccia incertezza giuridica. La comunità Internet tedesca, i politici di tutti i partiti di potere, l'economia tedesca e gli scienziati che conducono rifiutano questa avventura da all'unisono", ha detto su Google Plus il portavoce tedesco di Google Nord Europe, Kay Oberbeck.


"Ci auguriamo che il parlamento tedesco fermerà questo disegno di legge", ha aggiunto. Il governo tedesco ha approvato il disegno di legge, prevedendo la tassazione solo sui siti a scopi commerciali, con l'esclusione di associazioni non-profit. Opposte le reazioni da parte dell'associazione degli editori tedeschi, BDZV, che hanno definito il progetto giusto ed "equilibrato". Ed è proprio di queste ore una notizia che riguarda Facebook e la privacy sulle app in Germania.

Il Verbraucherzentrale Bundesverband (VZBV), ha infatti accusato Facebook di violare le norme tedesche sulla privacy in quanto nel Centro Applicazioni del social network non viene indicato esplicitamente il consenso preventivo agli utenti. Il gruppo ha minacciato Facebook di citarli in giudizio se non correggeranno la situazione entro il 4 Settembre. Il governo tedesco, che a questo punto si candida ad essere il "demonio" di Google (basti pensare alle numerose inchieste sul servizio di Street View), e adesso pure di Facebook.

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