sabato 28 gennaio 2012
Don't Be Evil, bookmarklet per modificare i risultati di ricerca Google
Qualche settimana fa Google aveva annunciato la ricerca sociale, ovvero l'aggiunta della Serp - Search Plus Your World - all'interno dei risultati di ricerca. Il nuovo servizio aveva causato alcune polemiche, visto che la comparsa di pagine di Google Plus all'interno del motore di ricerca avrebbe portato benefici esclusivamente alla rete sociale di Big G. Contro la nuova funzione era intervenuta anche l'associazione Epic per chiedere alla FTC di indagare sulla proposta di Google, ritenendo che un servizio del genere rappresentasse una posizione dominante troppo forte nei confronti dei concorrenti. Proprio i concorrenti non sono rimasti a guardare ed hanno rilasciato “don't be evil” un bookmarklet che permette al browser di riorganizzare i risultati di ricerca includendo, oltre alle pagine Google+, anche profili Facebook e Twitter, foto di Flickr, liste di Foursquare, FriendFeed, GitHub, LinkedIn, MySpace, Quora, Tumblr e così via. Così se un utente ricerca su Google il termine “Ferrari” vedrà apparire anche le pagine create dai fan su Facebook o i profili ufficiali su Twitter, che in aggiunta ai correlati già presenti su Google+, completeranno la ricerca personalizzata per il singolo utente. L'estensione, disponibile a questa pagina, è stata creata dal co-fondatore di Firefox, Blake Ross e dagli ingegneri di Facebook ed è open source con la possibilità per chiunque di aggiornarla e modificarla. Una volta installato il pulsante sulla barra dei preferiti sarà necessario cliccare per avere una ricerca che includa i risultati di un termine, individuati sulle diverse reti sociali. Nonostante Google Eric Schmidt abbia dichiarato che la presenza di altri social network all'interno della Serp non fosse esclusa, Facebook e Twitter non hanno voluto aspettare agendo fin da subito. La Serp di Google è stata attivata solo negli Stati Uniti, anche se a qualche utente italiano cominciano ad arrivare le richieste di integrazione con Google+.
Via: La Stampa
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