venerdì 25 novembre 2011

Corte di Giustizia Ue vieta filtri antipirateria sui contenuti Internet


Non si possono imporre filtri al web per impedire agli utenti di scaricare file pirata, perché questa pratica è contraria al diritto comunitario. La Corte di Giustizia Europea ha stabilito, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, che i fornitori di accesso ad Internet (Internet Provider) non possono filtrare o bloccare le comunicazioni elettroniche fra gli utenti, neanche quando questo è loro richiesto dai gestori o detentori dei diritti d'autore per prevenire attività di pirateria elettronica, e in particolare il 'downloading' e la condivisione ('file sharing') non autorizzati di contenuti protetti da copyright intellettuale.

La causa è scaturita da una controversia, in Belgio, tra Scarlet Extended Sa, un fornitore di accesso a Internet, e Sabam, una società di gestione (una sorta di Siae belga) incaricata di autorizzare l'utilizzo da parte di terzi delle opere musicali protette da copyright a vantaggio di autori, compositori ed editori. Nel 2004 la Sabam aveva scoperto che alcuni utenti di Internet abbonati a Scarlet scaricavano da Internet, senza autorizzazione e senza pagarne i diritti, opere contenute nel suo catalogo, utilizzando reti 'peer-to-peer' per la condivisione dei contenuti scaricati, e si era rivolta al tribunale per far cessare questa pratica.

In un primo tempo, il giudice belga aveva ordinato a Scarlet di far cessare queste violazioni del diritto d'autore, rendendo impossibile ai suoi clienti qualsiasi forma di invio o di ricezione mediante un programma 'peer to peer' di file che contenessero un'opera musicale appartenente al repertorio della stessa Sabam. Ma oggi, rispondendo a una richiesta della Corte d'appello di Bruxelles, a cui si era successivamente rivolta Scarlet contestando l'ingiunzione, la Corte europea ha ricordato che le norme nazionali miranti a far rispettare il diritto d'autore devono essere compatibili con la direttiva Ue sul commercio elettronico.

E ha stabilito che, secondo la direttiva, non si possono obbligare i fornitori di accesso a Internet a predisporre una sorveglianza generalizzata sulle informazioni trasmesse dai clienti sulla propria rete. La sentenza, che si applica a tutto il territorio dell'Ue, dà ragione alle associazioni dei consumatori, ai difensori della libertà sulla rete e alle società che forniscono accesso a Internet, a partire dalle compagnie di telecomunicazioni, e rappresenta invece un duro colpo per le società di gestione dei diritti d'autore, per i produttori di film, musica e software e in generale per gli interessi economici dell'industria culturale. Link: http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-11/cp110126en.pdf

Fonte: TM News

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