giovedì 5 maggio 2011

Ivy Bridge, Intel reinventa il transistor 3D per i chip a 22 nanometri


A oltre 50 anni dalla realizzazione del primo transistor ad opera dell'italiano Federico Faggin, l'Intel ha compiuto un passo da gigante con un nuovo transistor a struttura tridimensionale, a 22 nanometri. Un nanometro equivale a un miliardesimo di metro. Battezzato Tri-Gate transistor e conosciuto con il nome in codice Ivy Bridge, riuscirà ad offrire una potenza senza precedenti insieme ad un consumo ridotto.

I transistor tri-gate tridimensionali rappresentano un cambiamento radicale rispetto alla struttura planare bidimensionale su cui sono basati, da diversi decenni, non solo tutti i computer, telefoni cellulari e dispositivi elettronici di largo consumo, ma anche i controlli elettronici disponibili all'interno di automobili, aeromobili, elettrodomestici, dispositivi medici e migliaia di altri dispositivi di uso quotidiano. 

"I ricercatori e gli ingegneri Intel hanno reinventato ancora una volta il transistor, questa volta utilizzando la terza dimensione", ha dichiarato Paul Otellini, Presidente e CEO di Intel. "Grazie a questa potenzialità verranno creati straordinari dispositivi in grado di cambiare il mondo, man mano che faremo evolvere la Legge di Moore in nuovi ambiti". I vantaggi di una struttura 3D sono sempre stati riconosciuti dai ricercatori, poiché permettono di mantenere il ritmo della Legge di Moore, in quanto la continua riduzione delle dimensioni dei dispositivi viene alla fine limitata dalle leggi fisiche. 

L'ulteriore salto in avanti dei sistemi di produzione chip era atteso, sin da quando Intel aveva reso noto le "road map" future, concretizzatesi al momento nel rilascio dei processori a 32 nanometri basati su architettura "Sandy Bridge", in commercio dai primi mesi del 2011 con il nome commerciale Core i3, i5 e i7 di seconda generazione e impiegati da Apple sui nuovi MacBook Pro

Dal punto di vista operativo, ciò che i processori Intel dotati di transistor 3D promettono sono essenzialmente una minore dispersione di elettricità per l'attivazione e la disattivazione delle funzionalità (in quanto i chip operano a una tensione inferiore) con prestazioni fino al 37% più elevate rispetto ai transistor planari (a parità di performance i nuovi transistor consumano meno della metà dell'energia dei precedenti componenti 2D disponibili negli attuali chip a 32 nanometri). Intel intende usare i nuovi microchip nei processori Atom.



Via: Intel

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