lunedì 21 marzo 2011

Google accusa Pechino di "ostacolare l'utilizzo della posta Gmail"


Google ha accusato la Cina di interferire con la sua posta Gmail. Da settimane il popolare motore di ricerca americano ha notato dei «malfunzionamenti», in concomitanza con gli appelli lanciati per i raduni della «Rivoluzione dei gelsomini», il movimento di dissidenti ispirato dagli eventi nei paesi arabi. «Noi non abbiamo problemi tecnici, abbiamo fatto ricerche approfondite - ha dichiarato Google in una lettera ad Afp, aggiungendo - deve esserci un blocco da parte del governo, fatto in modo tale da fare pensare che il problema viene da Gmail». 

Da diverse settimane gli utenti cinesi hanno problemi con il servizio Gmail, non riescono a inviare messaggi, selezionarli come «non letti» o a utilizzare altri servizi. Disagi che hanno coinciso con gli appelli lanciati dai siti cinesi con base all'estero che invitavano la popolazione a riunirsi domenica in una decina di città nello spirito della «rivoluzione dei gelsomini».

Sui motori di ricerca cinesi (Baidu.com e più recentemente Panguso.com, entrambi sotto il controllo del governo) le notizie su quest'evento e, ad esempio, sul recente premio Nobel per la pace Liu Xiaobo sono del tutto assenti. La Cina, che conta la più grande comunità di internauti (457 milioni) ha creato una "Grande muraglia informatica" (Great Firewall), che censura in internet i soggetti sensibili, come le discussioni sui diritti umani o le critiche al regime comunista, creando "interferenze" su Facebook, Twitter, Dailymotion o YouTube. 

Google ha iniziato a proporre i suoi servizi in Cina nel 2005, ma dopo gli attacchi subiti nel gennaio scorso ha deciso di ritirarsi dal mercato di cinese, spostando i suoi server ad Hong Kong. L'anno scorso Google ha avuto un lungo scontro con il governo di Pechino. Infuriato per la censura e i cyber-attacchi venuti dalla Cina, il gruppo californiano a marzo ha deciso di non censurare più il suo sito in cinese e di trasferirlo a Hong Kong. La Cina ha replicato alle accuse di Google, definendole «infondate».

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