lunedì 20 settembre 2010

Cybercrimine: un miliardo di furti digitali su Internet


Secondo Verizon Business, la società che si occupa di sicurezza digitale e sviluppo tecnologico, nel 2010 verrà raggiunta la quota d'un miliardo di furti digitali su Internet. Nomi, codici di carte di credito, password, informazioni personali, conti bancari, numeri di telefono, indirizzi di posta elettronica, insomma tutto quello che gli archivi on line possono contenere. Dati trafugati dal 2003 ad oggi, da ladri di identità, organizzazioni criminali, dipendenti infedeli: rubati per frodare gli utenti o per essere rivenduti sul mercato nero. 

Il documento, presentato oggi alla stampa italiana da Verizon Communication, descrive una realtà inquietante per quantità ("oltre 900 milioni di record compromessi fino al 2009", almeno un miliardo in proiezione per il 2010, laddove per record si intende l'unità minima di informazione di un database, ad esempio, per un elenco telefonico, il "set" nome cognome e numero) ma soprattutto per qualità delle infrazioni. 

"La metà delle violazioni dei dati (48% del totale) è causata da soggetti che hanno impiegato in modo non autorizzato i propri diritti di accesso alle informazioni aziendali per scopi illeciti. Un ulteriore 40 % è opera di hacker, il 28 % è dovuto a tattiche di social engineering e il 14% ad attacchi fisici". In sostanza, rispetto al report del 2009, si assiste a una significativa riduzione degli attacchi esterni alle aziende, ma a un aumento del 30 % di quelli interni: 

sono dipendenti corrotti, ex impiegati, lavoratori in odore di licenziamento o della pensione, impiegati con problemi finanziari che abusano delle loro password di accesso per compiere illeciti, cioè trafugare i dati per usarli illegalmente o rivenderli. Il documento entra anche nello specifico di questi furti, qualificando e identificando i "ladri di record" che sono per lo più (84 %) esponenti di gruppi riconducibili alla criminalità organizzata (dell'Europa dell'Est e dell'America del Nord, soprattutto).

Fonte: La Repubblica

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