lunedì 29 marzo 2010

I filtri del Governo Cinese estesi anche in Cile e negli Stati uniti


La Cina controlla strettamente l'accesso ad una serie di siti Web, utilizzando la tecnologia nota comunemente col nome di Great Firewall Cinese (Grande Firewall), che consente da tempo allo Stato di monitorare in modo estremamente preciso il traffico dati dalla e verso la Cina. È curioso rilevare che un insieme di fattori rende questi blocchi contemporaneamente facili e difficili da eludere. 

Infatti risulta facile bypassare i blocchi impostati dal regime semplicemente usando un proxy. Molti siti ritenuti “offensivi” vengono bloccati e non sono più raggiungibili dalla Cina. Tuttavia è sufficiente connettersi ad un server fuori dalla Cina e, da questo, navigare liberamente il web, inclusi i siti bannati. Ed un particolare errore di Rete ha fatto sì che diversi computer situati in Cile e negli Stati Uniti funzionassero come sotto l’effetto dei filtri del Governo Cinese

Come se il Great Firewall si fosse esteso, seppure temporaneamente, per migliaia di chilometri aggiuntivi, con tanto di redirecting verso appositi server cinesi di Facebook, Twitter e YouTube. A distanza di cinque giorni, gli esperti di sicurezza non hanno ancora chiarito le cause. Qualcuno ipotizza che il problema potrebbe essere imputabile ad una errata richiesta DNS ad un root server, appunto cinese, da ISP cileni e americani, che avrebbero dovuto richiedere a tutt’altro server. 

La richiesta avrebbe avuto successo, però, fino a raggiungere un server gestito per conto della Cina dalla svedese Netnod, che ha risposto ai provider come se fossero localizzati in Cina. Secondo un esperto di sicurezza informatica di Arbor Networks, Danny McPherson, non ci sarebbe stato nulla di intenzionale, da ambo le parti. 

Il provider di servizi Internet probabilmente ha mal configurato il suo sistema BGP (Border Gateway Protocol). “Resta però un esempio di quanto sia facile, per l’informazione, essere filtrata ben oltre i confini territoriali stabiliti inizialmente”. Si sa con certezza, per adesso, che il problema è stato circoscritto: si tratterebbe ufficialmente di tre access point in Cile e uno in California, e che già da ieri tutto sarebbe tornato nella norma.


Via: Downloadblog

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