mercoledì 30 dicembre 2009

Cassazione su sequestro siti pirata: soddisfatta Assoautori, contesta Aiip


Assoautori plaude alla sentenza della Corte di Cassazione che il 23 dicembre scorso ha deliberato contro la pirateria online. La sentenza ha stabilito che il giudice puo' imporre ai provider di oscurare i siti che violano le leggi sul diritto d'autore. 

«Anche la nostra magistratura, con una sentenza che fara' giurisprudenza, si allinea a quella di altri Paesi Europei nel perseguire i siti che favoriscono la pirateria online», dichiara Tullio Camiglieri, docente di Marketing Televisivo all’Università “La Sapienza” di Roma e responsabile Comunicazione di DGTVi

Il commento dei provider, come era prevedibile, non si è fatto attendere. Infatti, l'Associazione Italiana Internet Provider (Aiip) ha reagito con forza ai principi espressi dalla Cassazione, contestando nel merito la sentenza che conferma il sequestro del sito The Pirate Bay

L'Associazione Italiana Internet Provider denuncia gli effetti devastanti che potrebbe dispiegare sui fornitori di accesso e sugli utenti dell'Internet italiana la sentenza n. 49437/09 della Corte di Cassazione che ha condannato il sito svedese The Pirate Bay. Secondo Aiip, disporre l'inibizione dell'accesso ad un sito (servizio o contenuto) è tanto sbagliato sotto il profilo giuridico, quanto inutile sotto quello tecnico. 

L'unico modo di sequestrare un sito in hosting all'estero è la rogatoria internazionale. Ciò non risolve il problema della pirateria e costringe i provider a mettere in atto misure di filtraggio che, per le caratteristiche stesse della rete, possono essere facilmente aggirate dagli utenti, esponendo i fornitori al rischio di essere considerati responsabili in prima persona degli accessi compiuti dall'utente a siti, contenuti o servizi di cui si è disposto il "sequestro". 

Provoca inoltre una diminuzione della velocità della banda, dovuta alla necessità di filtrare i contenuti, abbassa la competitività degli operatori italiani nei confronti dei concorrenti stranieri e per finire provoca un aumento dei costi di erogazione dei servizi internet, esponendo a rischio la privacy dei cittadini.

Fonte: AIIP

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